Itinerario dell'olio EVO

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Itinerario dell’Olio Evo tra gli ulivi secolari amerini

Nel territorio amerino, la dorsale umbra compresa tra Amelia e Baschi, ci sono angoli incontaminati e ancora inesplorati, facili da raggiungere e visitare, in cui è altissima la concentrazione di ulivi secolari, che hanno un’età stimata tra i 400 e 600 anni (*), un territorio in cui lasciarsi avvolgere dalla bellezza di giganti che da secoli vigilano sui loro abitanti, sulle tradizioni e sulla genuinità delle suggestioni che regalano luoghi e persone. L’Umbria, cuore verde d’Italia, è anche questo: ulivi secolari che si susseguono lungo un itinerario ancora non rivelato, custode di una varietà storica conosciuta sin dai tempi degli antichi romani, il Rajo, e recentemente valorizzata grazie alla comunità Slow Food produttori Olio Rajo di Amelia e il Moraiolo che da Amelia a Montecchio varia nelle sue caratteristiche organolettiche. Si originano così la DOP Colli Amerini caratterizzata dagli olivi secolari di Amelia e la DOP Colli Orvietani caratterizzata dagli olivi secolari di Baschi e Montecchio, entrambi da assaporare e gustare per immergersi totalmente nell’essenza dei nostri luoghi.

I Patriarchi sulla Via Amerina

Uscita Attigliano, Autostrada A1 inizia qui il contatto immediato con la natura per scoprire i segreti che il territorio amerino rivela solo a chi è disposto a lasciare la strada più battuta per quella ai più sconosciuta. Davanti la SS205 e il bivio, a destra si procede verso Amelia a sinistra verso Montecchio. In ogni caso arrivo e partenza di un unico percorso alla scoperta degli ulivi secolari amerini che si può vivere in tre tappe.

Si va verso Amelia, CittàSlow, ricca di storia, arte e cultura tutta “intrisa di olio”. La storia di questo borgo, al confine tra Lazio e Umbria, narra di una vita legata agli ulivi lontana nei secoli. Poco fuori dal bellissimo centro storico, a Montecampano, inizia la ricerca della storia contadina, quella dei nobili Signori del ‘400, quella dei possedimenti terrieri e dei vescovi, dei frati e della Chiesa, ricerca che offre una ricompensa inaspettata: gli ulivi secolari di Rajo.
Una distesa di esemplari di olivi Rajo, stimati tra 400 e 600 anni di età, e di Moraiolo, è tra gli uliveti più rappresentativi del territorio amerino che ospita anche piante secolari di Moraiolo. Da poco si è costituita la Comunità Slow Food dei Produttori di Olio Rajo che mira a proteggere e valorizzare questo inestimabile patrimonio.
Questi grandi alberi dalle chiome fluenti e con una imponente circonferenza del tronco (il più grande raggiunge i 3,5 mt e 6 mt di altezza) sono una presenza silente e pacata, raccontano sottovoce le vicende che hanno visto svolgersi intorno a loro nel corso di centinaia di anni, mostrano i segni del tempo sui loro fusti contorti e tra i loro rami, alla minima carezza muovono le fronde e agitano le piccole foglie allungate e lucide che nascondono frutti succosi capaci di regalare profumi e sapori unici al mondo: sono i sentori dell’olio e il gusto prezioso del Rajo, una cultivar autoctona che esiste solo qui, in questo territorio che da secoli la protegge contro guerre e gelate.
Esemplari secolari di Rajo  sono visibili anche nella zona di Porchiano del Monte, Giove e Penna in Teverina. 
Qui il paesaggio è affascinante, contemplativo e incontaminato, storia ed emozioni racchiuse in una concentrazione di ulivi secolari, piante umili che regalano protezione, calore, sostentamento e spiritualità.

Lugnano in Teverina. Proseguendo alla ricerca di ulivi secolari e maestosi che sono sopravvissuti nei secoli alle guerre, agli incendi e alle calamità naturali si arriva a Lugnano in Teverina, tra i Borghi più Belli d’Italia e Città dell’Olio. Qui l’attrazione fatale per gli amanti della natura e per gli appassionati di ulivi è la Collezione Mondiale degli Ulivi “Olea Mundi” un vero e proprio tempio naturalistico nato nel 2014 per la conservazione e la valorizzazione di un patrimonio olivicolo unico nel suo genere. Una collezione di oltre 1.200 ulivi provenienti da 23 diversi Paesi olivicoli del Mediterraneo, del Medio Oriente e delle nuove aree di coltivazione. Il tutto a rappresentare 263 varietà dall’Italia e 128 da altre nazioni tra cui Cile e Stati Uniti D’America. Non sono ulivi secolari ma sono secoli che esistono queste varietà e la bellezza di vederle raccolte tutte in un unico posto, camminare tra loro, vedere le olive di diversa forma e colore su ciascuna pianta è un modo davvero unico per conoscerli e apprezzare il patrimonio di biodiversità olivicola mondiale concentrato in questo delizioso borgo umbro.
Montecchio. Si va alla ricerca degli ulivi monumentali che allontanandosi da Lugnano, a nord verso Baschi e il Lago di Corbara, diventa Dop Umbria Colli Orvietani. Proseguendo sulla SS205 superando Alviano e il suo magnifico Castello e poi Guardea dove si susseguono uliveti più giovani alternati a ulivi che, se non lo hanno raggiunto, si avvicinano al secolo di vita, ci si rende subito conto di essere letteralmente circondati da questi alberi sempreverdi e con la folta chioma raccolta, ricca di foglie a forma allungata, ma diverse da quelle viste in precedenza, queste sono di colore verde grigio e di medie dimensioni. Gli ulivi non sono più i secolari di Rajo, la varietà predominante ora è quella del Moraiolo. Un piccolo consiglio è quello di seguire le indicazioni per Tenaglie, prima di arrivare a Montecchio, di inoltrarsi in una strada interna (che rientra nel Cammino dei Borghi Silenti) che costeggia ed è parallela alla statale e passa accanto alle panchine del pellegrino. Qui ci si può fermare con la macchina, scendere e accomodarsi su una di queste sedie di legno per vivere al tramonto un vero momento di puro incanto in cui godere del magico susseguirsi di colori e luci che lo accompagnano: la vallata intera si allarga verso l’orizzonte, tutto appare piccolo e lontano, anche i pensieri, e si può ammirare in basso l’Oasi di Alviano, una delle più grandi del WWF, meta preferita di famiglie e appassionati della natura. Alle spalle sovrasta e avvolge la lussureggiante lecceta e sotto e ai lati gli uliveti tra i quali spiccano alcuni esemplari di ulivi secolari di Frantoio e Moraiolo, riconoscibili per il loro grande fusto (alcuni hanno un diametro di circonferenza di circa 1 mt e raggiungono i 4 mt di altezza) e gli immancabili segni del tempo che li caratterizzano. Arrivati a Montecchio, Città dell’olio che conta circa 1600 abitanti, Borgo tra i più Belli d’Italia, si nota subito la predominanza dell’ulivo nella cittadina. Gli ulivi sono arredo e parte fondante dell’architettura comunale, dalla piazza ai vicoli del borgo tutto è ornato da ulivi, molte sono le testimonianze fotografiche e letterarie che raccontano i momenti della raccolta e della molitura già da fine ‘800 (**) e intorno al Borgo sono circa 2000 gli ettari di uliveto che lo circondano. Il simbolo di Montecchio è l’ulivo tant’è che spicca nello stemma del Comune a simboleggiare l’importanza di questa pianta nell’economia e nella vita della comunità locale e religiosa lontana nei secoli. Il primo mulino per l’olio è datato 1889 e fu costruito ad opera di Modesto Scianca in Via del Teatro Vecchio insieme a due Frantoi a vapore (**). Sulla collina che da Montecchio si allontana verso Baschi eccoli che compaiono i Patriarchi di Moraiolo e Frantoio, piante che raccontano la storia dell’antica Roma e degli Etruschi che abitarono queste terre e che probabilmente per primi conobbero i piaceri e i benefici dell’olio d’oliva. Maestosi ulivi dalle forme scultoree più curiose e dalla circonferenza più strana e contorta che spiccano tra i loro simili più piccoli e giovani piantati decine di anni più tardi. Qui infatti la gelata del 1956 gelò il 70-80% degli ulivi e poche furono le piante che riuscirono a sopravvivere ma alcune sono ancora lì a testimoniare la loro storia e grandezza con esemplari di Moraiolo e Frantoio di età stimata tra i 300 e 500 anni.

Visite in frantoio e degustazioni lungo la via dei Patriarchi amerini

Si parte da Amelia per una visita in frantoio durante tutto l’anno, per esperienze negli oliveti storici secolari amerini  e per la degustazione  dell’olio extravergine nella gamma DOP Colli Amerini, Monocultivar Rajo e biologico che rientra nella Dop Umbria Colli Amerini al Frantoio Suatoni che da tre generazioni in un ambiente familiare e ospitale consente di immergersi nella quotidianità della trasformazione olivicola, nella vera identità dei luoghi e nell’amore per una ricchezza che va valorizzata, custodita e protetta. I visitatori possono partecipare anche ai corsi della scuola di assaggio nella Sala Rajo, e conoscere le varie cultivar della DOP Umbria Colli Amerini.

 

 

Proseguendo verso nord si percorre la SS205 e lungo il tragitto verso Fornole si può fare sosta all’agriturismo e azienda agricola Oliveto di Geltrude Contessa, un casolare colonico ristrutturato che si affaccia su una vallata tutta coltivata ad uliveto dove il relax è assicurato nella piscina circondata di ulivi per godere dei colori e della luce che illuminano l’orizzonte e per approfondire la conoscenza dell’olio evo DOP Umbria Colli Amerini e Monocultivar Rajo prodotto dall’azienda con una degustazione del loro Monocultivar Rajo.

 

Il tratto di strada tra Amelia e Lugnano è costellato di possibili deviazioni alla ricerca del gusto e del piacere per il palato. Tipico connubio di questo territorio è quello tra olio e tartufo. Per gli amanti di questo fungo ipogeo, una bella esperienza è quella che offre Brina Tartufi. L’invito è a cimentarsi nella ricerca degli stessi con percorsi studiati e organizzati e con degustazioni di ottimi cibi e olio extravergine a base di tartufo che aiutano a conoscerne e scoprirne le peculiarità.

 

 

Tra Porchiano e Lugnano, per godere della pace, della quiete, del silenzio e del relax, lontani dal caos e a contatto con la natura, ci si può fermare all’Agriturismo San Valentino dove l’attenzione per il mangiar sano e la passione per la coltivazione, uniti all’amore per la condivisione e l’ospitalità sono una prerogativa di Giuditta Marsili assaggiatrice d’olio, operatrice didattica ed eccezionale ambasciatrice del suo territorio che propone corsi di cucina e fa vivere ai suoi ospiti, grandi e piccoli, esperienze legate al mondo dell’olio come assaggi sensoriali del Bio Monocultivar Rajo. Per la sua posizione l’agriturismo è diventato punto di riferimento per chi ha voglia di conoscere una parte di Umbria ancora inesplorata ed è base perfetta per le escursioni alla ricerca dei Patriarchi dell’Amerino di Rajo e Moraiolo.

 

Per approfondire e farsi raccontare aneddoti e storie legate alla cultura dell’olio extravergine di oliva di Montecchio ma soprattutto per degustare la gamma degli oli Monovaietari del territorio della Dop Umbria Colli Orvietani è d’obbligo una tappa al Frantoio Ricci dove durante la raccolta, nei mesi da ottobre a dicembre, si possono effettuare visite in frantoio per assistere alla molitura, degustare l’olio e vivere la bellissima esperienza di una passeggiata in oliveto.

I prodotti

Moraiolo, Leccino, Frantoio e Rajo e un olio prodotto con molitura a freddo di olive raccolte a mano e imbottigliamento i stabilimenti di proprietà è la garanzia di un prodotto di altissima qualità e un’offerta complessiva fatta di: Olio EVO Italiano Olio EVO DOP Umbria Colli Amerini Olio EVO Bio Olio Monocultivar Rajo
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Olio DOP Umbria Colli Amerini Bottiglia 0,5 LT

Il colore giallo dorato intenso con delicate sfumature verdi, l’aroma fruttato medio-leggero con sentori di erbe aromatiche, mela verde e mandorla.
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Olio EVO Bio Bottiglia 0,75 LT

Colore giallo dorato intenso con delicate sfumature di verde, l’aroma morbido e fine, il sapore di cicoria e lattuga e la nota speziata di pepe nero e noce matura e l’inconfondibile qualità della conduzione biologica
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Olio EVO italiano Bottiglia 0,75 LT

L’inconfondibile colore giallo dorato con nuances verdoline, l’aroma fruttato medio con note vegetali di carciofo e sentori balsamici
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I prodotti

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Gli ulivi del territorio amerino tra storia, fede, arte e tradizione

L’ulivo, albero secolare e sempreverde che simboleggia il vigore e l’eterno rinnovarsi della natura è presente nella decorazione, costituita da rigogliosi rami di ulivo annodati al centro, del Rilievo con Protomi di Ariete e Ulivi rinvenuto nel 2012 e databile nella prima età imperiale (I sec. d.C.), conservato al Museo Archeologico e Pinacoteca Edilberto Rosa di Amelia, città che merita una visita per ammirare le mura ciclopiche, le cisterne romane, i palazzi rinascimentali e la bellezza delle numerose Chiese. Ricchi di terreni coltivati ad ulivi erano proprio i monasteri femminili della zona per entrare nei quali le giovani ragazze dovevano portare una dote e le famiglie di origine spesso ricorrevano alla cessione di un pezzo di terra coltivato ad ulivi. Diversi uliveti possedeva infatti il Monastero di Santa Caterina nella contrada di Aquilano, al confine con il fosso delle streghe. Apparteneva invece alla chiesa di Sant’Angelo del Priorato, un terreno ricco di ulivi poco sotto Montecampano, zona maggiormente interessata dalla presenza di ulivi secolari di Rajo risalenti probabilmente alla seconda metà del 1400 quando i canonici concessero che si piantassero altri ulivi per incrementarne la già ricca produzione. 

 

Appena fuori Amelia c’è l’azienda Marzò dove la ricerca di storia e curiosità legate all’olio e ai Patriarchi dell’Amerino si intreccia con ciò che è giunto fino ai giorni nostri conservato in quello che appare un vero e proprio “Luogo della memoria dell’olio”. Qui, fermi nel tempo, sono custoditi reperti legati alla pianta d’ulivo, alla trasformazione e al trasporto dell’olio, gli attrezzi che un tempo servivano a contenere olio e olive, le macine e i torchi di legno che raccontano la storia i ricordi di questa azienda e il sapore unico di questo territorio.,

A Lugnano in Teverina invece camminando tra le vie del centro storico su via Umberto I ci si imbatte in un meraviglioso giardino con pozzo per giungere nella piazza omonima della chiesa di Santa Maria Assunta, nota anche con il titolo di Collegiata, che è la parrocchiale di Lugnano in Teverina, romanica con all’interno i famosi mosaici cosmateschi, simbolo e fulcro della Comunità della Terra di Lugnano.
A Montecchio dove da quasi 50 anni si svolge la Festa dell’olio a novembre, con il coinvolgimento di tutta la comunità e dei tre frantoi presenti nel paese, da non perdere è una visita alla Necropoli rupestre Umbro-Etrusca del Vallone di San Lorenzo, ai piedi degli uliveti che cingono il borgo, per visitare le cinquanta tombe a camera, scavate direttamente nella roccia naturale, dove recentemente è stata rinvenuta la tomba di un Principe che ha riportato alla luce anche molti utensili, monili e oggetti che faranno ancor più luce sulla vita e la morte nel lontano passato e sull’uso dell’olio nella vita degli abitanti di questo importante crocevia tra la cultura umbra e quella etrusca.

Dove fermarsi a degustare e apprezzare al meglio l’olio amerino

Il primo consiglio per sperimentare e degustare la cucina umbra a base di olio DOP Umbria Colli Amerini è fermarsi all’Oliveto di Geltrude Contessa, immerso nel verde delle campagne amerine in località Cecanibbio ad Amelia, per chiedere alla titolare come si cucinano le tipiche ricette umbre, lei è felice di insegnarlo ai suoi ospiti e farli divertire con assaggi sensoriali che prevedono abbinamenti cibo – olio.

Per gustare al meglio gli oli del territorio di Montecchio invece il suggerimento è quello di fare tappa al Ristorante Kilometro zero che propone il Monocultivar Moraiolo dell’azienda Ricci sulla tagliata di manzo al sangue, sul carpaccio o sull’insalata di funghi champignon crudi con grana. A chi invece preferisce mangiare pesce, Alessandro, titolare del ristorante, consiglia di provare i gamberoni o il polpo alla brace con il Melangolo, olio extravergine di oliva con l’aggiunta di un agrume, che il Frantoio Ricci produce in un numero di bottiglie limitate. Ottima anche l’orata sfilettata con un filo d’olio Melangolo che dona un tocco speciale ad un piatto semplice.

 

 

Dove fermarsi ad osservare i giganti amerini

Due sono i punti di osservazione dai quali è possibile vedere i meravigliosi ulivi dell’itinerario amerino: il primo è la Collina degli ulivi secolari di Rajo e di Moraiolo a Montecampano dove vi è la maggior concentrazione di giganti di questa cultivar autoctona, molto resistente al freddo e alle gelate, che in questa zona e nella vallata sottostante si è particolarmente conservata nei secoli mostrando oggi un raggruppamento di esemplari con circonferenze e altezze importanti e con sculture e forme incredibili. Il secondo punto di osservazione per i secolari di Moraiolo e Frantoio è invece a Baschi risalendo la collina che costeggia il Lago di Corbara e guardando verso Montecchio dove i giganti appaiono diversi rispetto ai “cugini del Rajo”, per altezza e circonferenza minori nonostante abbiano più o meno la stessa età. Osservandoli si percepisce quanto abbia influito nei secoli l’esposizione, il terreno e la varietà nella resistenza al freddo e nella crescita a distanza di pochi chilometri.

Lungo il percorso che li vede avvicendarsi e sovrapporsi sono legati e restano uniti seppur diversi.

 

 

Perché andare

 

Il fiume Tevere lambisce il confine tra Lazio e Umbria e lungo il suo argine si nascondono borghi immersi nel verde dove è ancora possibile vivere una vita lenta, fatta di tempi scanditi dal suono delle campane della Chiesa che richiamano le donne del paese per la Santa Messa e che un tempo  segnavano la fine della giornata dopo la stancante raccolta negli uliveti.

In questi piccoli borghi, che una volta erano arroccati e chiusi per proteggersi, oggi si conserva e tramanda l’essenza della tradizione, anche a tavola. Si sente il tartufo che arricchisce i cibi, l’olio ricorda il sapore della mandorla e del carciofo e punge la gola per fermare nella memoria il gusto e il profumo che deve solcare il ricordo di chi passa di qui. Tutto questo avviene da sempre lungo la via amerina dell’olio che scorre come un ruscello verde sotto l’occhio vigile e silente degli ulivi giganti che ne puntellano le tappe. È ancora vivo il ricordo che si rinnova ogni anno della raccolta delle olive e della spremitura, delle scale di legno lunghissime e delle ore chini sotto gli alberi a raccogliere il più possibile per avere le scorte per l’inverno in attesa della festa finale per ballare e gioire tutti insieme e magari veder nascere nuovi amori (**).

Nel corso della sua lunga storia, questo confine ibrido è stato troppe volte nascosto e mai valorizzato. Ora basta alzare lo sguardo e fare una piccola deviazione dalle strade principali per essere rapiti dalla storia e dalle tradizioni, dalle emozioni e dalle suggestioni e vivere e  beneficiare di esperienze uniche che regalano conoscenza, genuinità e oli eccellenti tutti da scoprire sulla via degli ulivi secolari.

 

 

Quando andare

Ogni momento dell’anno è il momento giusto per andare alla scoperta degli ulivi secolari amerini, ma la primavera e l’autunno sono sicuramente le stagioni da preferire. In primavera lungo il percorso si possono ammirare la lecceta verde lussureggiante e gli ulivi che si alternano ai girasoli, al grano o all’erba medica. I profumi si susseguono e i colori virano dal verde intenso al più brillante fino al giallo. In autunno invece il trionfo della natura accompagna verso il raccolto delle olive, dei funghi e dei tartufi e i colori che cambiano per trasformare il mare verde della lecceta in un’onda mossa dal vento del colore del sole, a volte arancione e poi giallo intenso. Da ottobre a dicembre si vive il momento frenetico della raccolta, il profumo delle olive e dell’olio appena franto che si sprigiona dalle sale dei frantoi e avvolge i vicoli dei borghi. Tutti sono impegnati a raccogliere dal mattino presto fino all’imbrunire e si incontrano ovunque trattori e carretti colmi di piccoli frutti verdi da scortare fino al frantoio nel minor tempo possibile. È un turbinio di emozioni e frenesia miste a euforia e stanchezza che culminano in feste e sagre di ogni sorta che nei fine settimana animano anche i centri più piccoli. È il momento di Frantoi Aperti con eventi che attirano visitatori, amanti e degustatori di olio extravergine di qualità coinvolti in serate musicali, in cui si assaggia e ci si diverte in ottima compagnia. Gli ulivi secolari sono lì, osservano, partecipano e non mutano la loro bellezza nel corso delle stagioni, sono sempre protagonisti: in autunno quando è il momento di donare i loro frutti e in tutte le altre stagioni quando la loro capigliatura sempre rigogliosa e sempre verde è pronta a raccontare la loro storia e quella di chi se ne prende cura da secoli.

 

(*) Censimento degli ulivi secolari – Aprol Terni e Cnr di Perugia

(**) Antonio Feliziani – Melezzole Tenaglie un patrimonio di storia e di cultura

Alessandro Bartolomei – Un secolo di vita paesana

 

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